GLI ULTIMI FUOCHI DI UN GRANDE POETA MALEDETTO

 

È un avvenimento la traduzione di due inediti in prosa del poeta francese Paul-Marie Verlaine per i tipi della Edizioni della Sera, a cura di Michela Landi. Pubblicati per la prima volta in italiano, e riuniti sotto il titolo di “Miseria Nera”, i due lavori minori del poeta maudit si presentano per quello che sono: resoconti intimi, teneri, spesso ironici dell’ultimo periodo di vita del poeta. Famoso per le sue liriche e per la turbolenta vita di eccessi e di pentimenti, Verlaine ci appare, in questi scritti, come un vecchio uomo acciaccato in pace con se stesso (sarà vero?), intento perlopiù a sopravvivere che a scandalizzare o peccare, fedele alla sua linea di pensiero ante litteram e antiborghese, amante dei semplici piaceri della vita e della bontà altrui.

Le descrizioni degli ambienti e dei luoghi riempiono gran parte della narrazione in entrambe le operette: ne “I miei Ricoveri (Mes hôpitaux)” troviamo, con abbondanza di particolari, i vari internamenti presso le diverse istituzioni ospedaliere, le variopinte sequele di infermi, di dottori e di infermieri che fanno da cornice e da svolgimento alle confessioni dell’autore. Ricoveri sì, ma anche luoghi di speculazione e di discernimento della Vita e della Morte, nonché stanze dove scrivere, dove poetare, dove riportare le proprie memorie e aggiungere i tasselli mancanti alla propria tormentata biografia.

È stoico e umile Verlaine, nell’accettazione della malattia e del dolore; compassionevole e caritatevole verso i propri compagni di letto e di sofferenza; sensibile e grato della gentilezza e del lavoro dei medici, di cui conserverà sempre un bel ricordo.

Per quanto riguarda il taccuino di viaggio intitolato “Quindici giorni in Olanda (Quinze jours en Hollande)”, libricino richiesto al Nostro dall’editore Petrus Blok, come si legge nell’attacco iniziale, poco cambia dal punto di vista formale: siamo più o meno in presenza dello stesso stile diaristico proposto ne I miei ricoveri, con tanto di descrizioni e di situazioni vissute in prima persona. Impressioni di paesaggi, di locali alla moda, di artisti del posto si susseguono intramezzate da digressioni che l’autore stesso ammette di non riuscire sempre a domare, e che dilatano il tessuto narrativo senza corromperlo. L’Aia, Amsterdam, Saint-Quentin, Leida, Mons e altri paesi visti dagli occhi di un poeta sono una vera delizia per qualunque lettore, che oltre all’immaginazione deve affidarsi alla celeberrima musicalità della parola verlainiana. Treno o diligenza che sia, il Nostro viaggia di paese in paese, da una conferenza a un’altra, da un convivio a un pasto solitario, tra strette di mano e conversazioni amichevoli, tra aperitivi e colazioni “alla forchetta”, sempre in movimento, sempre altrove. Poi il ritorno in Francia, a Parigi, e la chiusa del libro affidata a un congedo in versi davvero appropriato per la natura dell’opera e del suo autore.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...