SALVATORE AMATO. LE PAROLE PERDUTE DI VIA MODESTA VALENTI. BATTIPAGLIA, MONETTI EDITORE, OTTOBRE 2019

È sempre un piacere parlare di un autore sui generis qual è Salvatore Amato, uscito a fine ottobre col suo terzo libro pubblicato dall’editore Monetti: “un prosimetro di taglio sociale ove momenti d’abbandono, di drammatica quotidianità e di fratellanza si alternano a vivide descrizioni poetiche dell’ambiante circostante, dei costumi e di situazioni bizzarre e picaresche” (cit. dalla quarta di copertina).

Cominciamo col dire che più che di prosimetro parlerei di raccolta di prose liriche, di pensieri, di poesie e di racconti; è un potpourri di generi differenti questo libretto intitolato meravigliosamente “LE PAROLE PERDUTE DI VIA MODESTA VALENTI”.

Siamo all’indirizzo giusto per discutere ed esplicare la povertà sincera degli Ultimi, quella spietata macchina sociale sempre pronta allo schianto.

L’atono urlo che scaturisce dalla gola dei residenti è il vero leitmotiv dell’opera, che non si limita solamente ad analizzare (il degrado si è fermato sul fondo del tempo; questa droga che tutto consola è l’emblema di una generazione che più scampo non ha ecc.) e a denunciare (classe politica e magistrati, dai nasi incipriati, tutelano i preti, invece dei bambini violentati; città aperta solo per l’invasore infame, chiusa con chi si rifugia per sopravvivenza e fame; città eterna che subisce la malamministrazione a capo chino, ma poi s’infervora e fa un casino, se nella carbonara ci mettono il parmigiano, perché lo sanno tutti che ci va il pecorino ecc.) la condizione, ma anche a descrivere magistralmente gli ambienti (strade dense di sozzura, lividi dentro la questura. Vita mondana, monetine dentro la fontana per tornare, buche come voragini, semiasse da buttare; Roma cocci rotti di bottiglia in strade, parchi, marciapiedi e scalinate, buste di rifiuti in ogni dove abbandonate; città esausta e spossata con il cuore aperto e le porte blindate ecc.) e i tempi morti della Vie de Bohème dei bistrattati cittadini della fittizia Via e della capitale romana. Barboni cenciosi, mendicanti pulciosi, tossici emaciati, prostituti e prostitute minorenni, anziani solitari e alcoolizzati cantastorie sono gli infelici abitanti di questo micromondo inosservato e dimenticato da tutti, questa Roma così allucinata, vero incubo a cielo aperto (quanto sei brutta, Roma, questa sera che non porti maschere per turisti e pellegrini, ma ci mostri la tua faccia più sincera; Roma è paradiso, purgatorio e inferno, con i suoi milioni di senzatetto che mieterà l’inverno; Roma che spara e non si spezza, però si piega ecc.) anziché ex capitale del Mondo.

L’elencazione dei mali e dei gironi infernali situati nelle traverse di questa città costituiscono la maggior parte dell’opera, che si riserva, però, lo spazio di tre digressioni di natura fantastica nei capitoli intitolati “Lettera a Crono”, “L’ultimo gigante” e “Cola di Messina”, fiabe raccontate dai clochard, intirizziti dal freddo, per conciliare il sonno.

Opera audace, verace, politicamente scorretta, poeticamente malinconica, debitrice (forse) di letture decadenti, naturaliste e veriste, capace di voli Pindarici legati l’uno all’altro, come una catena d’acciaio inossidabile. Un’opera che parla una sola lingua, sì, il linguaggio del popolo: il monolinguismo più eloquente, schietto e rigoroso in circolazione.

Un’ultima annotazione prima di congedarmi: Via Modesta Valenti sarà pure immaginazione pura, ma le anime che la popolano sono autentiche e concrete più che mai.

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...